Mente, corpo e natura: il modello integrato di terapia occupazionale

Giancarlo è un ragazzo con autismo. Ogni mattina, insieme ai suoi “colleghi” del CED o del riabilitativo, si occupa della manutenzione del verde della Fondazione.

Un piccolo gesto, straordinariamente significativo: prendersi cura di ciò che è di tutti. Ma anche la testimonianza dell’approccio olistico che ci caratterizza ormai da anni: mente e corpo sono in costante dialogo e non due mondi contrapposti.

La manutenzione del verde, così come l’orto didattico, fa parte di un modello integrato in cui lo sviluppo cognitivo non avviene esclusivamente “a tavolino”, ma passa prioritariamente attraverso l’azione fisica e l’impegno pratico (dalla ginnastica alle attività sportive, fino alla cura delle piante).

Il concetto è semplice: non ci si può occupare della mente dimenticando che il cervello fa parte di un corpo che ha bisogno di sperimentare e lavorare nel mondo reale per far crescere le proprie abilità esecutive e cognitive.

I gesti quotidiani come srotolare il tubo, aprire i rubinetti, orientare la pompa, dosare l’acqua sono un piccolo escamotage che sfruttiamo per perfezionare la coordinazione motoria e i movimenti necessari. Curare le piante e l’orto offre inoltre una straordinaria esperienza educativa e sensoriale: i ragazzi vedono i fiori e i semi nascere e crescere giorno dopo giorno.

Le attività quotidiane costituiscono una vera e propria terapia occupazionale. Coinvolgono la persona nella sua totalità, orientandola verso un obiettivo chiaro. Questa tipologia di azione introduce una routine positiva: avere uno scopo quotidiano (sapere che ogni giorno bisogna innaffiare e curare le piante) evita la passività e trasmette responsabilizzazione. Inoltre, la regolarità delle mansioni trasmette sicurezza, stabilità e un senso di realizzazione costante.

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