Non chiamatemi mamma coraggio. La storia di kevin e della sua incredibile famiglia

“Kevin è superstite di una gravidanza gemellare. È nato dopo appena 28 settimane, molto prematuro. Ha avuto un’emorragia cerebrale e una importante idrocefalia che lo hanno costretto a subire diversi interventi e rimanere sei mesi in terapia intensiva. Ha lottato tantissimo”.

Mamma Giulia è giovanissima. Sorride. Gli occhi pieni di vita. “Per noi Kevin è un dono – dice -. Ne abbiamo passate tantissime in questo ultimo anno ma abbiamo imparato a vivere il momento, a essere fieri e orgogliosi dei suoi piccoli e quotidiani miglioramenti”.

Cinque volte la settimana varca il cancello della Fondazione Roma Litorale per le terapie: “È un lavoro a tempo pieno ma io sono felicissima di occuparmi di lui”.

“Abbiamo iniziato lo scorso giugno, quando nostro figlio aveva sei mesi. Era poco reattivo, debole a livello muscolare. Grazie all’equipe della Fondazione, al percorso di presa in carico, grazie a Virginia, Cristiana e Denise abbiamo iniziato a vivere di nuovo. Kevin sta meglio, fa piccoli ma costanti progressi. Tutti mi aiutano a trovare soluzioni per farlo stare bene anche a casa. Non mi sento mai sola” dice mamma Giulia.

I PRIMI MESI “All’inizio non è facile. Nessuno sa darti indicazioni sul futuro. Kevin è anche un bambino che ha episodi epilettici. Oggi però va meglio. Vedo i miglioramenti, grazie alla Fondazione mi sento supportata, partecipo alle terapie, parlo con le dottoresse dei problemi di tutti i giorni, mi danno consigli e piccole soluzioni da utilizzare”.

QUOTIDIANITÀ “È un po’ diversa dalle altre. Accompagniamo Alessio, il fratellino maggiore di Kevin che ha 4 anni a scuola e poi andiamo a fare le terapie. Hanno un rapporto straordinario. Alessio si sente molto coinvolto, mi aiuta. Per Kevin è un eroe”.

FAMIGLIA ESEMPIO. “Noi un esempio per gli altri? Fa piacere sentirselo dire. Pur nelle difficoltà oggettive abbiamo imparato a cogliere l’attimo. Non pensiamo mai al futuro, a domani, ma a quello che accade ora. Ci godiamo i sorrisi, le passeggiate dopo le terapie, i pranzi fuori veloci insieme a Kevin e Alessio. Pur nelle difficoltà abbiamo imparato a essere felici. La Fondazione è diventata una seconda casa, le terapiste una famiglia allargata. Siamo grati dei miglioramenti di Kevin”.

LA FONDAZIONE “Le parole della famiglia di Kevin – afferma il direttore generale della Fondazione Roma Litorale, il dottor Stefano Galloni – il sentirsi in una seconda casa rappresentano un esempio di ciò che tentiamo di essere a prescindere da una dovuta erogazione dei servizi di qualità. Non esiste vero ‘Terzo Settore’ senza famiglie che lo indirizzano e sorvegliano quando occorre. Da oltre 40 anni questo è uno dei pochi dogmi che abbiamo”.

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