Lettera aperta: essere la mamma di un bambino con autismo

Dall’esterno si pensa che avere un bambino con una sindrome dello spettro autistico severa sia una disgrazia. No, non è così.

Ci sono molti aggettivi per descrivere la quotidianità mia e della mia famiglia. Una quotidianità complessa, sicuramente non semplice, ma anche colorata e vivace. No, non ho mai considerato Brando una disgrazia.

Brando è un bambino molto particolare, perché negarlo. Ha il suo carattere. Ed è giusto così. Spesso è nervoso: non essendo verbale fatica a comunicare. Ma con le sue terapiste abbiamo trovato delle strategie. Oggi va molto meglio.

Ha avuto problemi comportamentali. L’attivazione di percorsi ad hoc a casa e a scuola, lavorando così in tutti i contesti in cui si relazionava, li ha molto limitati.

Piano piano sono cresciuti in lui molti interessi soprattutto da quando svolge terapia multifunzionale in acqua e interventi assistiti con gli animali.

Spesso mi chiedono di descrivere Brando. Per capire e vedere le tante sfumature cromatiche che lo ‘colorano’ è necessario solo viverlo. È quella la chiave per entrare nel suo mondo. Per danzare idealmente con lui.

Se sogno? Si, sogno ogni giorno. Sogno che Brando sia sereno. E sogno per lui, in futuro, una sua dignità.

Scrivo queste poche righe rivolgendomi alle tante mamme che iniziano ora un percorso che io ho iniziato parecchio tempo fa, nella speranza che la mia testimonianza sincera, senza fronzoli, possa aiutarle a farle sentire meno sole.

Un ringraziamento anche alla Fondazione Roma Litorale, alla presidente Ilde Plateroti, al direttore generale Stefano Galloni, al direttore sanitario Francesco Cesarino, a tutta l’equipe sanitaria: abbiamo avuto la fortuna di trovare persone straordinarie dal punto di vista professionale e umano che non ci hanno mai abbandonati e ci hanno sempre fatto sentire la loro vicinanza. GRAZIE!

La Mamma di Brando!

Sono Mattia, ho l’autismo e ho iniziato a lavorare

 

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