La nuova vita di Allison. Oggi lavora in un panificio

di Salvatore Giuffrida ‘La Repubblica’

Giuseppe ha 32 anni, da poche settimane ha iniziato a lavorare al bar La Scogliera di Ostia: fa il barman. Tre volte a settimana, di mattina, dalle 9.30 fino all’ora di pranzo. “È bravissimo e fa pure un ottimo caffè”; spiega Giovacchino Rossi, il proprietario. A pochi metri il mare è agitato, su Ostia incombono nuvoloni carichi di pioggia e ansie e paure da coronavirus: per strada e al bar, poca gente.

Giri l’angolo e a pochi metri c’è Alisson, 23 anni. Anche lei da poche settimane lavora al panificio “Morelli”, storico locale di Ostia, serve ai tavoli e al bancone. Anche lei lavora tre volte a settimane, per 4 ore al giorno. “Mi piace molto lavorare qui, mi piace”, spiega con una faccia che sprigiona allegria, e ce ne sarebbe tanto bisogno in questo periodo. Basterebbe guardarli, Alisson e Giuseppe. Lei, nata in Italia e di origine filippina, soffre dalla nascita della sindrome di Down. Lui, estroverso e tifosissimo della Lazio, ha una disabilità del neurosviluppo.

“Questo lavoro è il sogno di una vita, mi piace stare con le colleghe e i clienti, mi occupo di sparecchiare, pulire, portare i piatti in cucina, sistemo gli scaffali”, spiega Alisson. Un antidoto contro paure e psicosi. Alisson e Giuseppe lavorano grazie a un accordo firmato tra l’Anffas, che segue i ragazzi disabili di Ostia, e le attività commerciali del litorale: in tutto sono 11 i ragazzi, tutti con disabilità cognitive, che hanno iniziato a lavorare sotto forma di tirocinio presso negozi e altre strutture. Tutti sono seguiti dall’Anffas, tutti maggiorenni, tutti accompagnati da un tutor. C’è chi lavora presso alcuni supermercati all’Infernetto, chi in un maneggio di Fiumicino o un in negozio di ottica, persino nel centro sportivo olimpico federale Palafijlkam. Molti poi lavorano. A turno per alcune ore a settimana, anche al bar dell’Anffas riservato ai soci e ai ragazzi seguiti dall’associazione . È il miglior modo per inserire e far sentire inclusi in società questi ragazzi con disabilità e tanta voglia di godersi la vita come chiunque altro: del resto, sono come chiunque altra persona.

“Giuseppe è bravissimo, davvero una bella scoperta, un ottimo ragazzo e un grande lavoratori”; spiega Giovacchino Rossi del bar. Come Alisson, come leandro: ha 20 anni, soffre di autismo dalla nascita. Argentino ma a Ostia fin da quando era bambino, Leandro è dolce e timido: lavora al supermercato naturaSì all’Infernetto. Aiuta a tenere in ordine gli scaffali, alinea i prodotti, monitora i reparti.

“Per noi è davvero importante il suo aiuto” spiega un collega. “La nostra agenzia lavoro oggi ha circa 35 tirocini lavorativi in piedi – afferma Stefano Galloni, direttore generale di Anffas Ostia -. Questo dimostra che le aziende, se supportate, sono propense ad accogliere una persona con una disabilità intellettiva. I ragazzi con disabilità dopo un lungo percorso riabilitativi rischiano, una volta compiuti 18 anni, di non avere grandi possibilità di socializzazione e di coinvolgimento nella società. Ecco quindi che il lavoro si traduce in una possibilità di autodeterminazione e autorappresentazione nel mondo. Il nostro obiettivo è che le persone con disabilità siano autonome e libere, con diritti e doveri. Solo così si possono liberare risorse per le disabilità più gravi inabilitanti al lavoro”.

Alisson sorride, il coronavirus non le fa paura. mi piace molto. Faccio caffè, cappuccini, thè. Non sono ancora molto brava a contare i soldi e dare il resto, però mi impegno e seguo le regole basi che ho imparato: non usare il telefono, rispondere sempre educatamente, salutare ed essere gentile”.

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