Ho l’autismo e nella vita sogno di fare il doppiatore

“Cucino, gioco a pallanuoto. Amo suonare la batteria, vado all’università. Ho l’autismo e un giorno sogno di fare il doppiatore. Non ho passato il colloquio per partecipare al corso ma non mi abbatto”.

Eliseo, vent’anni, una sindrome dello spettro autistico che lo accompagna e un lungo percorso riabilitativo con la Fondazione Roma Litorale che gli ha fatto superare tantissimi scogli, si racconta, con i suoi tempi, mentre cucina una carbonara seguendo passo passo le istruzioni che il ‘Bimby’ fa scorrere sul piccolo display.

Eliseo, l’autismo e il suo sogno: fare il doppiatore

“Seguiamo Eliseo da quando era molto piccolo – spiega Andrea Fontanapsicologo-psicoterapeuta, responsabile dei progetti per adulti della Fondazione Roma Litorale -. Con lui abbiamo fatto un cammino importantissimo. Ha fatto passi da gigante. Ha una enorme passione per i cartoni animati, è bravissimo a imparare a memoria interi spezzoni di film e doppiarli. Vorrebbe fare questo nella vita. Per rendere la sua lettura più fluida, in accordo con la sua straordinaria famiglia che gioca un ruolo fondamentale nel progetto riabilitativo, a settembre 2020 gli abbiamo proposto di iscriversi all’università”.

“Ama la batteria così abbiamo pensato insieme a lui al Dams. Ne è entusiasta. Si allena nella lettura per provare a realizzare il suo sogno. Ha anche superato tre esami con ottimi risultati e sta preparando il quarto. Ovviamente con lui c’è un tutor che lo aiuta. È molto bravo a cucinare. È una passione che sfruttiamo per sviluppare le sue autonomie. In questo modo deve compilare da solo la lista della spesa, andare a comprare gli ingredienti, gestire i soldi”.

La mamma di Eliseo: “Grazie alla Fondazione Roma Litorale per il suo operato”

Eliseo ha un fratello più grande, Leandro, anche lui con una sindrome dello spettro autistico. Si sono trasferiti in Italia dall’Argentina nel 2003.

“Ci siamo trovati a dover gestire questa situazione in un paese che non era il nostro – raccontano papà Gabriel e mamma Nancy – Siamo arrivati in Italia ormai moltissimi anni fa. Sapevamo che qualcosa non andava ma in Argentina ci dicevano di stare tranquilli. Qui invece dopo diverse visite specialistiche è arrivata per entrambi la diagnosi. All’inizio eravamo spaesati ma ci siamo sempre rimboccati le maniche. Ci sono famiglie che hanno un figlio diverso e uno normotipo, ma io non ne ho. Entrambi hanno delle difficoltà, così li abbiamo educati nello stesso modo”.

Il direttore generale della Fondazione: “Autismo nostro fiore all’occhiello”

“Eliseo e Leandro – sottolinea Stefano Galloni, direttore generale della Fondazione Roma Litorale – hanno una famiglia che li aiuta e li stimola moltissimo. È fondamentale in un percorso riabilitativo. Lo ripetiamo sempre, il ruolo dei genitori è prioritario. I risultati che hanno raggiunto Eliseo e Leandro, pur con le difficoltà che la loro sindrome comporta, sono straordinari e il merito va diviso equamente tra papà Gabriel, mamma Nancy, Eliseo, Leandro e la nostra equipe sanitaria e riabilitativa”.

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