Ancora non parla. Devo preoccuparmi?

“Mio figlio ancora non parla. Devo preoccuparmi?” È una delle domande che ci vengono poste più frequentemente. Proviamo a fare chiarezza e a capire come muoversi.

SFATIAMO UN MITO: “OGNUNO HA I SUOI TEMPI”

“Lascia stare, non preoccuparti, ognuno ha i suoi tempi”. Non è propriamente così. A 2 anni un bambino dovrebbe già possedere un piccolo vocabolario di parole acquisite. Se questo non accade, siamo di fronte a un ritardo del linguaggio che non va trascurato, ma osservato con attenzione.

QUANDO SCATTA IL CAMPANELLO D’ALLARME?

Prima ancora di parlare, il bambino comunica attraverso dei prerequisiti comunicativi. È importante osservare se: utilizza gesti codificati come battere le mani, salutare; indica un oggetto per condividere l’interesse con l’adulto; mantiene un buon contatto visivo.

La presenza di questi segnali è rassicurante, ma la loro assenza richiede un approfondimento immediato.

COSA FARE NELLA PRATICA?

Agire per tempo. Un ritardo può essere un fenomeno isolato o il segnale di un disturbo dello sviluppo più complesso.

Per questo motivo, il passo fondamentale è prenotare una visita neuropsichiatrica infantile. Solo uno specialista può inquadrare correttamente le tappe della crescita, escludere altre difficoltà e, se necessario, intervenire tempestivamente.

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